Cy Twombly (1928), espressionsita astratto americano influenzato da Franz Kline e dai suoi suggestivi accordi in bianco e nero insieme aggressivi ed ascetici, dall'intellettualismo di Paul Klee e dai nuovi alfabeti che compongono la sua pittura, elabora un suo personale modo espressivo carico di riferimenti dadaisti, primitivisti e di suggestioni africane, che si esplica dapprima in sculture astratte lattiginose, abbaglianti e luminose, dove la predominanza della vernice bianca che ricopre immancabilmente figure e forme vuol esprimere il senso di rigore e di minimalismo di un'arte che persegue il massimo con il minimo dei mezzi.
E' un filone della produzione di Twombly che va interpretato nella stessa chiave di lettura concettuale dei White Painting di Robert Rauschenberg e delle composizioni musicali dell’amico John Cage, autore di celebri 'silenzi'.
Egli stesso definisce la sua poetica del bianco con queste parole : "Quello della bianchezza può essere uno stato classico dell’intelletto o un’area neoromantica di rimembranza, come nella bianchezza simbolica di Mallarmè".
Evidente, soprattutto nelle sculture, il recupero linguistico del Dadaismo in particolare nell'utilizzo dell'assemblage dell'oggetto di scarto, sia pure secondo l'interpretazione new dada che ne compie la cultura americana, meno ironica ed intellettualistica della versione europea, con una vaga connotazione kitsch.
Ma Twombly è attratto soprattutto dalla cultura classica umanistica della vecchia Europa, il Rinascimento, il Barocco, non a caso si trasferisce a vivere in Italia (nel 1964 partecipa alla Biennale di Venezia), dove approfondisce il rapporto con testi letterari (Pasolini, Calvino ecc.), poesia, mitologia, prendendo le distanze dall'iniziale impetuosità espressionista e dal tumultuoso linguaggio di quella corrente che, prima espressione autentica della cultura visiva americana, parla ed urla con incontenibile impulsività.
Tuttavia egli non si convertirà mai alle forme iconografiche della tradizione, spostando il suo linguaggio su livelli decisamente ed astrattamente concettuali, metaforici e simbolici, talvolta caricati di allusioni sessuali, approdando ad una pittura segnica di poetica leggerezza, densa di rimandi concettuali. Il suo riferimento europeo va ricercato piuttosto nell' informale di Fautrier, Wols e particolarmente Jean Dubuffet, il che, negli anni '50, lo porta a produrre opere materiche dove il colore è inspessito dalla miscelatura con composti terrosi e il segno nervoso si stempera verso i bordi della tela.
E' verso la fine degli anni '50 che Twombly si ricorda di essere americano, ed elabora una sua versione sia dell'espressionismo che dell'action painting superando i barocchi ghirigori di Pollock e trasformando la gestualità in un raffinato esercizio di stile, da cui distilla una tranquilla, duplice malinconia, sia per un mondo antico composto ed elegante irrimediabilmente passato, sia per le mancate promesse di una stagione eroica dell'arte americana, che sta declinando verso gli stereotipi del modernismo.
Scrittura alfabetica criptica, di innata eleganza, complessa ed intricata eppure dotata di un ritmo interiore ordinato ed armonioso, lieve, intrisa di luce e di atmosfera, graffito primordiale pregno di significati sfuggenti che provengono dal profondo, dall'interiorità individuale ed universale, dove ognuno si ritrova e si riconosce: questi i tratti salienti del linguaggio-grafia di Twombly, che non a caso si è spesso confrontato con la parola scritta, aprendo la via ad un'altra lettura dell'arte visiva, in confronto diretto col pensiero dello scrittore......
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